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Estratto da Homo Radix. Appunti per un cercatore di alberi di Tiziano Fratus
La scuola italiana, la televisione e gli anni di studi universitari tendono a uniformare le vie del pensiero. Cʼè, e questo è davvero una perniciosa tendenza della società moderna, della cultura e del giornalismo, una forte abitudine a considerare il mondo come un unico viale sul quale le persone corrono e passeggiano, sostano o scappano, saltano o giocano...
Un tempo le campane scandivano le ore e tutti gli avvenimenti del paese; c'erano suoni diversi per le morti, a seconda se fosse mancato un uomo, una donna, un, bambino, per i matrimoni, i battesimi, le sciagure.
Il 5 agosto del 1804, come ogni anno, i paesani di Issime si recarono alla cappella della Madonna della Neve sull'altipiano di Muhnes. Arrivati all'altezza della cappella di S. Grato videro una donna che spargeva il fieno sul prato per farlo asciugare: riconosciutala uno dei pellegrini la chiamò: “Franzisch Maja! Vieni a messa a Muhes?” la donna rispose: “Non ho tempo, devo ritirare il fieno, la donnina della neve non mi aiuta mica!”
Nel '500 e nel '600 il vallone di S. Grato era abitato tutto l'anno; lo chalet di Flokji e quelli accanto erano occupati da famiglie con le loro mandrie, c'erano mulini, fontane, forni e uno spaccio di sale. A quel tempo il colle del Dondeuil era molto frequentato dai montanari che si recavano a Verres e a Chatillon.
Molti anni fa ci fu un inverno particolarmente lungo e gelido; il primo giorno di febbraio la neve non era ancora apparsa, ma ecco che tra il secondo e il terzo giorno ne cadde una quantità enorme, poi si alzò un vento caldo e cominciò a piovere.
